La fibra di carbonio, una tecnologia evolutiva per i rinforzi strutturali in edilizia.

Nell’attuale periodo sociale economico, nel settore delle iniziative edilizie si sta verificando una forte decrescita degli interventi di nuova costruzione, complice certamente la forte tassazione che dall’inizio dello scorso decennio ha colpito sia gli immobili strumentali quali capannoni, negozi e uffici sia le c.d. seconde case tra quelli residenziali.

Ovviamente, tale situazione non ha bloccato l’attività edilizia, che, come spiega l’ing.Arturo Guadagnolo, 56enne libero professionista operante nel milanese con specializzazione strutturistica, <<si sta rivolgendo e dedicando agli edifici già esistenti, mediante interventi che vanno dalla semplice manutenzione ordinaria, a quella straordinaria, al risanamento conservativo sino alla ristrutturazione completa delle unità abitative, produttive, commerciali e/o terziare>>.

<<In sede di attuazioni di questi interventi sul patrimonio esistente – prosegue l’ing. Arturo Guadagnolo – capita sovente di imbattersi in situazioni quantomeno dubbie sulla reale staticità delle componenti strutturali, dovute più che altro a tecniche costruttive consentite ai tempi di origine ma certamente non più sostenibili sulla base delle normative attualmente in vigore>>.

<<Per cui – chiarisce il tecnico – in genere quando si interviene su un edificio e parte di esso, vi è l’obbligo di verificare le condizioni di idoneità statica e strutturale, assumendo eventualmente le relative misure di adeguamento>>.

<<Uno dei casi più frequenti in cui ci si può imbattere – illustra l’ing.Arturo Guadagnolo – è il consolidamento delle rampe di scale condominiali di fabbricati costruiti parecchi decenni or sono, nei quali si era soliti, ad esempio, ricavare i gradini incastrando lastre di pietra direttamente nella muratura>>.

<<Attualmente, per una simile situazione occorrerebbe intervenire inserendo delle putrelle in ferro di sostegno delle rampe, soluzione comunque parecchio difficoltosa da attuarsi in relazione al fatto che occorre operare senza poter interrompere in nessun modo la percorrenza dei peraltro ristretti spazi della scala>>.

<<Attualmente, per una simile situazione occorrerebbe intervenire inserendo delle putrelle in ferro di sostegno delle rampe, soluzione comunque parecchio difficoltosa da attuarsi in relazione al fatto che occorre operare senza poter interrompere in nessun modo la percorrenza dei peraltro ristretti spazi della scala>>.

Esistono allora tecniche costruttive in grado di garantire eguale efficacia e sicurezza del consolidamento statico attraverso però interventi, diciamo, meno “invasivi”?

<<Certamente sì – è la risposta dell’ing.Arturo Guadagnolo  – e la soluzione si chiama fibra di carbonio: si tratta di nastri di materiale simili alla guaina bituminosa, che vengono applicati sulle superfici strutturali sottoposte a sforzo di trazione: la fibra di carbonio garantisce elevatissimi risultati di resistenza in tal senso, con il vantaggio che si è in presenza di una componente assolutamente leggera e di basilare applicazione>>.

La fibra di carbonio viene spesso applicata sull’intradosso delle travi o per avvolgere la superficie esterna dei pilastri, in maniera da assorbire le sollecitazioni a trazione : ma, allora, in fururo, dovremo dire addio al vecchio amato acciaio, sia come putrelle che a livello di inserimento di barre nelle armature?

<<Non sono in grado di dare una risposta affermativa perentoria – dice l’ing. Arturo Guadagnolo – perché tanti ingegneri si fidano solo ed esclusivamente delle peculiarità dell’acciaio; ad ogni buon conto, la fibra di carbonio rappresenta una soluzione alternativa certamente di garanzia, che può essere utilmente e validamente adottata a seconda delle situazioni e del contesto in cui ci si trova ad intervenire>>.